Marco Pagliariccio – Kathodik – 30 ottobre 2010
Ramon Moro è un trombettista torinese piuttosto sui generis. Nato, come molti adepti dello strumento, in ambito jazz, Ramon ha poi esplorato, e continua a farlo, molti altri generi: dal rock all’improvvisazione, dall’elettronica al pop.
Dopo 15 anni di carriera, ecco il primo album da solista. Un disco che spinge la sua tromba nei territori foschi e ribollenti (mai “Magma” fu titolo più azzeccato) dell’avanguardia elettroacustica, a metà tra il cosmico e l’ambientale, grazie alla commistione dei fiati con l’elettronica analogica ed un amplificatore valvolare. Ne esce fuori, come dice Moro stesso nella presentazione del lavoro, “una colonna sonora per scenari cupi, scuri e inquietanti, ma anche richiami melodici che dipingono speranze, solitudini e drammi personali dell’uomo inerme nei confronti della natura”.
Il disco, piuttosto scarno vista anche l’esiguità della strumentazione, vibra in tutte le sue parti, tronfio di una tensione ma maestoso come un oscuro rituale ancestrale. Appassionato e vivo pur nelle sue parti più oscure, “Magma” è disco che si apprezza a pieno soltanto in cuffia, dove le pennellate di Moro sembrano fluttuare in un moto circolare che circuisce l’ascolto magneticamente.
Non di facile accesso e sicuramente rivolto a una ristretta nicchia, ma di grande forza ed originalità, contribuendo all’avvicinamento di uno strumento, la tromba, tradizionalmente lontano dalle sperimentazioni più ardite come questa.
Hits: 8

Mirco Salvatori – ROCKERILLA N°356 – Aprile/Maggio 2010
Ramon Moro è due cose ben distinte…o forse anche no, comunque da solo è la tromba e la ricerca mentre in trio con i 3Quietmen è il jazz nelle sue varie forme. ‘Magma’ è lavoro che si rifà alla tragedia che si abbattè sulla Martinica nel 1902 a causa di un’eruzione vulcanica ed è lavoro solista di Moro. Sono tredici tracce che esplodono di sperimentazione, il suono cola come lava infuocata mentre la tromba prende svariate forme e colori abbattendo tutto ciò che gli si para davanti. Ciò che più colpisce di tutto il lavoro è proprio la capacità di trasformare le timbriche dello strumento a fiato: da classica solitaria portatrice di spleen a futuribile messaggera di inquietanti anagrammi elettronici. E’ la voglia e la capacità di sperimentazione che rendono estremamente affascinante un lavoro che si contraddistingue per la serietà con la quale si penetra nel vasto territorio della ricerca sonora.

federicomarchesano.wordpress.com – 19 febbraio 2009
Dopo la grande catastrofe, nulla puo rimanere se non il silenzio, un silenzio denso, un fischio che sibila nellorecchio, un bordone creato dalla terra che si spacca, il suono della natura che si rialza in piedi dopo esser rovinata al suolo fragorosamente.
Magma.Il suono.Il primo suono.
Ramon non suona la tromba, disegna con ampi gesti la storia che ha sentito raccontare.E quelle immagini si formano sotto i nostri occhi man mano che la musica scorre. Il rumore, il fuoco, le grida, incredibilmente si ritrovano nella campana di una semplice tromba collegata ad un piccolo amplificatore a valvole. Questo semplice esperimento ci riporta indietro nel tempo, quando gli artisti descrivevano le sofferenze della propia epoca, non potevano sottrarvisi e la loro arte ne era pregna. In mezzo a questo magma ci pare di scorgere delle voci, un coro, delle urla, sono le vittime del vulcano, ombre erranti tra le macerie. Qui non ci sono estetismi, virtuosismi o ammiccamenti, solo musica.Ed e una musica decisamente originale ed inconsueta, perche il tempo, il respiro ed il contenuto musicale sono diversi.Niente a che vedere con i landscape del Nord Europa, qui la natura non e pacificata, anzi si ribella ed alza la voce con inaudita forza, fino ad assordarci.